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PG³R - D'ANIME E D'ANIMALI
La guerra. Ancora una questione privata?

di Kappolella

D'anime e d'animali esce nei negozi il 2 luglio 2004. Non posso essere tra i primi ad acquistarlo perché mi trovo sulla Luna ad ammirarne le profondità marine, sentirne i profumi, muovermi in assenza di gravità. Torno sulla Terra. Ascolto. Le orecchie ancora ovattate, il frastuono dentro finché Ferretti con i compagni rimasti, bussa da fuori con un album per certi versi impetuoso, vero, per questo violento.

La prima traccia del disco è un ricordo proveniente dall’Appennino emiliano in una notte dell'estate 2003. Un temporale annulla un concerto dei PGR ma la serata continua ugualmente in taverna tra canti e balli. Ed è subito inno alla vita, inno alla terra che vanta ancora un predominio sugli uomini, retaggi punk ormai sopiti negli ultimi album che si materializzano in un liberatorio "fottiti tecnica! vaffanculo impianto! comincia la festa " sottolineato da un gioioso organo hammond.

L'aspetto più inquietante dell'album sta nel carattere profetico di quanto accadrà nei mesi successivi all’uscita e si nutre di un’urgenza espressiva sui nostri tempi. Ferretti si scaglia contro i volontari di professione e contro ogni pensiero debole. "Curare sevizie di schiavi viola l'umanità / se non si fa la guerra a schiavisti e schiavitù / almeno si sostiene chi, a proprio rischio, la fa. / l'abominio fiorisce in pretesa innocenza / che al Bene serve cuore e conoscenza" I versi complessi e oscuri ad un primo ascolto del lavoro non mancano di quei lampi di profonda provocazione che hanno fatto grande Ferretti: “il mondo non vi piace: arruolatevi!” e spezzano una lancia in favore del morente mercato discografico visto che il possesso del booklet, in un album del genere, è davvero fondamentale.

Le prime tracce sono un crescendo di rabbia, punk, chitarre graffiate, bassi sinuosi e batteria schiacciante: i toni salgono ancora in orfani e vedove, dove Ferretti tratteggia un efficace autoritratto politico da orfano del PCI che comunque non aspira ad essere adottato da altri: "repubblicano, anticlericale, da secoli e secoli, sono cristiano / antifascista per indole, di fatto e partigiano / so che ci ha liberato l'esercito anglo-americano". E il grido diventa insostenibile, intollerabile, bagna le polveri di ogni nostro tentativo di esser ancora "contro", o peggio di questi tempi, di militanza pacifista, perché non possiamo fare a meno di dimenticare - cari "orfani vedove monaci guerrieri" – che - "ci ha liberato l'esercito anglo-americano"!!

Come spesso capita alla fine delle battaglie, il disco si apre ad uno spazio intimo, caldo, arcaico, animale. La voce di Ferretti si pacifica, diviene sussurrata a descrivere l'amore, la condivisione dei corpi, la simbiosi in io e te come in te ed io per raggiungere forse il punto emotivamente più alto in i miei nonni, ambientata in fisarmoniche sussurrate e archi che ci riportano in vecchi casali della bassa, scandita dagli insegnamenti che una volta recepiti permettono alla vita di duplicarsi, ripetersi in una spirale che scandisce il corso della storia fino al travolgente refrain "rendo onore a chi mi ha preceduto / tra mille errori e abominevoli credenze / mi ha fatto vivo, sopravvivere, crescere / il mondo è complesso, incantevole, difficile".

Il disco riparte con l'energia di Cavalli e cavalle che non fa rimpiangere la premiata ditta CCCP/CSI con un canto epico intriso dall'amarezza e dalla morte, che sembra rimandare alle tensioni provocate dal mondo occidentale che minaccia quello arabo, avanzando, cercando di cambiarlo, sottometterlo, annetterlo solo perché è l’Occidente a non essere ancora pronto ad un confronto paritario e pacifico.

In ogni caso Gianni, Giorgio, Giovanni resistono, e si autocelebrano in p.g.g.g.r. Questo disco era pronto in una veste diversa prima dell'abbandono dell’avventura da parte di Ginevra Di Marco e del marito Francesco Magnelli, per concentrarsi sul disco solista di lei.
Il risultato del cambio di direzione è stata l’aggiunta di quel piccolo 3 all’interno del nome del gruppo, che da sempre ha ritenuto opportuno cambiare, quando qualcosa è avvenuto all’interno della propria formazione, ma soprattutto la produzione di un disco saldamente attaccato alla terra, come ai tempi di Ko de Mondo, o addirittura di Epica Etica Etnica Pathos, un disco duro, nudo, forte di un'immediatezza cara ai vecchi CCCP, non dimenticando la lezione del tempo che passa, e si incarna sotto nuove forme quasi a dire che si può invecchiare con dignità e personalità.

Ma invecchiati i PGR non sembrano per nulla: le liriche di Giovanni Lindo Ferretti non perdono di efficacia; diventa schivo quando lo definiscono cantante, ma il sodalizio con Giorgio Canali e Gianni Maroccolo rimane uno dei più interessanti della musica italiana contemporanea che pur non trovando un adeguato riconoscimento da parte del circuito radiofonico, rimane insostituibile, regalando nuova linfa e spunti di riflessione sull'incanto e la complessità dei nostri giorni.
 

PG³R - D'ANIME E D'ANIMALI (2004), Universal Music Italia
web: giannimaroccolo.com