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RITA BORSELLINO               Speranza di una Sicilia che può cambiare
di Kappolella

Dopo più di 10anni l'ho rincontrata.
Sempre bella, con un sorriso pulito che si apre come una finestra sul mare siciliano. Limpido. Trasparente.

La prima volta che ci siamo visti non avevo ancora 20anni. Seduto tra i banchi dell'Abele Damiani di Marsala insieme ad un migliaio di ragazzi della mia età. Rita vestita di nero, viso emaciato e sofferente. Insieme a lei un vecchietto ormai in pensione, che con suo fratello e con Giovanni aveva combattuto un sacco di battaglie. Parlo del giudice Antonino Caponnetto che da qualche tempo ci piace pensare si sia ricongiunto con Paolo e Giovanni e tutti quegli uomini che con loro avevano combattuto al prezzo della vita per un mondo più giusto.

Quel giorno non avevo posto nessuna delle domande che le professoresse ci spingevano a rivolgere loro. Troppa l'emozione e troppe le domande che continuavo a porre a me stesso. Ascoltavo rapito, e mi chiedevo quale motivo, quale energia potesse spingere questa donna a girare l'Italia per incontrarci tutti, per parlarci di legalità, di quanto dal basso noi stessi potevamo fare, senza piangersi addosso per quanto le era capitato, per quello che la mafia le aveva strappato.

Ricordo come fosse oggi il 23 dicembre del 2002. Nemmeno 18 anni. A Marsala in Piazza Loggia c'era una manifestazione organizzata dalla scuola. Canti e poesie di Natale. L'impegno delle scuole per rendere viva una città in cui ancora doveva arrivare Salvatore Lombardo. Che da lì a poco l'avrebbe riaccesa.
Ero capitato lì per caso. Vado dietro al palco. Incoccio la professoressa Petrillo, e le chiedo di salire sul palco per dire anch'io la mia "poesia". Quella che avevo sbobinato sulla smemoranda. Quella che mi rimbombava dentro insieme alla voce del presidente della Camera che legge le schede dei grandi elettori con su scritto "SCALFARO", presidente che doveva colmare il vuoto istituzionale in cui era avvenuta la strage di Capaci....

La prof. mi conosce e mi vuole bene. Le accenno in un orecchio di cosa si tratta. Mi da uno spintone e sono già sul palco. Il microfono in mano di fronte ad una piazza gremita. Recito le parole di "CUORE". Un pezzo scritto all'indomani della strage di Capaci da Jovanotti ma mai venduto né apparso in nessun album per il pubblico, se non negli ultimi secondi di LORENZO 1992 che termina con un basso che simula il battito di un cuore.

E' stata una delle poche volte che mi son sentito davvero vivo. Che ho avuto la sensazione di aver fatto qualcosa di buono per la mia terra. Poi sono andato via per molto tempo. Sono tornato a votare nel 2001, ma dopo il 61 a 0 ho perso le speranze e mi sono concentrato sulla mia vita senza pensare pìù alla mia terra, se non ai miei nonni che in questi anni hanno continuato ad incazzarsi guardando le puttanate di fede e vespa.

Sono tornato ad aprile. Per le elezioni. Perché sentivo le necessità di esserci anch'io.. e lì ho ripreso a parlare con le persone che per caso rincontravo. Della loro vita, delle aspettative.....

Barbara mi racconta che non ha mai votato. Ma quest'anno vuole farlo per Rita. Perché non vuole che che suo figlio cresca in mezzo a tutto questo schifo, in questo paese dove la dignità delle persone è tornata ad essere calpestata e la mafia è tornata ad avere il controllo di tutto.

Mio nonno si è caricata nonna in macchina e l'ha portata a votare alle primarie. In fila con tutti gli altri che si ritrovavano, o che si incontravano per la prima volta, finalmente per dire tutti insieme BASTA!

Il 28 maggio avremo tutti questa possibilità. Ed è bello sentire di nuovo questa energia dentro. Forse la stessa che ha portato Rita in giro in questi 14 anni a parlare ai bambini delle elementari e agli studenti universitari. Questa donna forse non potrà salvarci, e non ha di certo un piffero magico, ma tutti insieme - insieme a lei - possiamo sicuramente cambiare questa Sicilia, tornare a sentirla nostra senza fare quella faccia strana a sottolinearne le grandi contraddizioni ed i problemi storici di questa meravigliosa terra.