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Virginiana Miller
FUOCHI FATUI D'ARTIFICIO

di Kappolella
 

Non ho potuto che ascoltare i Virginiana Miller negli ultimi anni. Vuoi per certi pomeriggi da pigrizia e radiorock, vuoi per la strana legge della musica che vuole sempre qualche amico a passarti, volente o nolente, certi dischi da non perdere, come se stessi per perderti l'essenza stessa di una vita che non vivrai.
Così seppi la verità sul tennis e delle ultime evoluzioni sul campo della sua protagonista Steffi Graf, la dea pagana del sole. Così assistetti dal mio ombrellone a certi pomeriggi assolati d'agosto, in cui tutti al mare si ritrovano a canticchiare le canzoni italiane, che, si sa, son state da sempre scritte sulla riva del mare...

Lo stile dei Virginiana è essenziale, pulito. Riescono a coniugare raffinata ricerca poetica e dissonanze ad una melodica ed armonica inquietudine. In questo quinto album, che segue La Verità sul tennis, il suono si è ulteriormente arricchito, proponendo un rock da terzo millennio che riesce a lasciare il segno attraverso la parola.

Il filo rosso di queste nuove 11 tracce è la presenza di svariati spettri. Chi ascolta è nell'impossibilità di muoversi, il che comporta il dover ascoltare le loro richieste (quindi anche il disco), oltre a dovere in qualche modo rispondere di quanto richiesto, compreso se stessi.

Il primo spettro a materializzarsi è quello di Uri Geller, la mente che piegava i cucchiaini, poco prima che il primo ritornello si stampi nelle casse, facendone echeggiare la presenza nei concetti di tutto l'album. L'immobilità continua anche nella seconda traccia in cui si manifesta lo sciatore digitale di Winter Games, l'antico gioco per Commodore 64: una delle tappe significative dell'informatizzazione globale, madre dell'alienazione digitale che pervade la nostra civiltà. Il fantasma della libertà aleggia nella terza traccia, insieme alla foto di un padre con una camicia eccentrica e i basettoni, anche lui a combattere, già trent’anni fa, contro lo spettro del potere. In Formiche invece sono invece i suoni animali ad evocare il desiderio di un calore vitale disperso. In Dispetto, canzone manifesto dell'album, è invece uno spettro a cantare in prima persona le ragioni della sua persistenza. E continui a non poterti muovere, a non poter scappare, a non poter smettere di pensare allo scambio culturale Italia - DDR. L'atmosfera da calura agostana la si trova ne Il Re Cocomero, il re dell'estate tirrenica, decapitato da una banda di palazzinari in una festa cannibalesca da ferragosto: il suo spirito si concretizzerà nella scempio del litorale. Solo nell'ultima traccia la parola torna ai vivi e al loro disagio nei confronti di questi ospiti indesiderati.

Tracklist:
01 Uri Geller
02 C64
03 per la libertà
04 formiche
05 dispetto
06 l'anno dello scambio culturale Italia-DDR
07 la sete delle anime
08 Re Cocomero
09 dopo la festa
10 onda
11 insonnia


 

Virginiana Miller, Fuochi fatui d'Artificio,
Radiofandango/Edel, 2006.   web: www.virginianamiller.it