Uto Biermann
Aggiornamenti (in) viaggio


venerdì 21 ottobre 2005  2.22
venerdì 12 agosto 2005 16.27

lunedì 28 febbraio 2005  9.58   
martedì 15 febbraio 2005 9.42     
mercoledì 9 febbraio 2005 12.21
lunedì 7 febbraio 2005 12.35

venerdì, 7 gennaio 2005   9.16
mercoledì, 29 dicembre 2004   22.19

giovedì, 2 dicembre 2004   1.20
domenica, 31 ottobre 2004  14.36
venerdì, 8 ottobre 2004   12.52


Da: Uto Biermann (utobiermann@hotmail.com)
Inviato: venerdì 21 ottobre 2005  2.22
A:
aggiornamenti@grooveradiofm.net
Oggetto: a Kundu i bambini non han mai visto l'uomo bianco


Genere generalmente piano, quieto, tranne scatti d'ira, escluse spiacevoli sorprese.

Ne cito un paio. La prima si protrae da circa due mesi, una cara (a questo punto ex) amica che di punto in bianco prova un viscerale e genuino disprezzo per te. Cosa ho fatto? Questa è la domanda più naturale e normale dell'universo credo. rispondo (mi) a fatica che no, io nossignore, non son diverso, non nel senso maligno sinistro che s'intende perlomeno. Chiedo in giro per verificare, si sa mai nella vita, qualche rotella può sempre saltar via. Niente, pareri negativi, sei, mi dicono gli amici, sei il solito stronzo, ne più ne meno di prima.

Sollievo, e pur recito il funerale di quest'addio momentaneo. Le cose che finiscono lasciano sempre un velo di tristezza ma (e qui son veramente pesante e stupidamente romantico) mi dico che magari fossero crepate queste persone, avrei una tomba su cui piangere.

Infatti mi dico ma tutti i miei amori dove sono? Lì vicino ad essere dimenticati, resi freddi, velati verrebe da dire.. c'est la vie, val la pena di dire?

Ieri sera, spazio attorno alle 22,30.

Salgo lento verso Chiusi città, la mia panda a metano sale lenta, ed io lento dentro di lei. Una donna con un infante in braccio che attraversa al buio la strada, vedo in tempo e freno. Poteva essere un disastro. Cristodiiddio, il tempo di respirare che 4,5 pugni colpiscono il mio vetro, è il marito che mi grida roba come stronzo e figlio di puttana, ce l'ha con me.

Cos'è la rabbia, e cosa l'ira?

E scendo dopo essermi accorto che egli sia lontano dalla mia auto circa due, tre metri, partire da seduti è come combattere con una mano sola, è semplicemente da idioti. Scendo e punto il dito, occhi negli occhi, ma nei miei il male, la cattiveria, la superbia. Bastano due parole: A) Devo chiamare gli sbirri? B) Il tuo cazzo di permesso di soggiorno lo vuoi tenere?

Sipario, lui se ne va, in tutta la sua impotenza ha tutto da perdere, io niente.

Dietro la mia auto due coglioni freestyle della serie amici dei popoli, cugini d'ognuno e pace e bene fratelli. Scendono e mi insultano sì che io guardo l'auto e penso: non ho fucili o pistole ne armi da taglio, posso salire in auto ed investirli oppure, oppure no, oppure salgo in auto e mi ci faccio saltare per aria, così, per il gusto di rovinargli la festa a questi due stronzi fricchettoni che marciano per i diritti dei gorilla gay, va anche di moda ora mi pare... no, decisamente son meglio le pistole ed i fucili...

Qualche giorno prima a Roma, in casa di mio cugino che ha 11 anni, e conosce madre e sorella chè il padre l'ha perso che aveva un anno. L'età, forse, i processi imitativi gli rendono necessaria una figura maschile vicino, chè quando vado a trovarlo mi sbaciucchia e mi abbraccia e mi stringe e mi chiede di rimanere e mi chiede, saputo che riparto, quando tornerò. Andiamo al cinema, agli incroci prende la mano e chiede un gelato. E sarò padre un giorno? E mi vien quasi da commuovermi e credo di morire quando sua sorella Giulia, che ora ha 17 anni mi chiede - Tu che l'hai conosciuto, com'era mio padre Gianlu?

Capisci? Inizio a divenire la loro memoria, un ruolo a cui non ci si sottrae nemmeno volendo, il corpo a cassaforte, fin'ora ho contenuto i ricordi, li ho tenuti per me, l'ho rivangati in silenzio, in solitudine. Li ho elaborati univocamente, li ho riassaporati in solataria tra i sette mari. Ed invece ora la cassa deve schiudersi, unica ragione d'esistere della cassa memonica, nient'altro.

I preparativi fervono, si parte mi dico. Né domani, né tra un mese, forse tra un anno ma si parte, si parte per andare lontano, si parte per qualcosa di pesante e di cui val la pena di vivere, quindi anche morire. I vulcani del Virunga erano un nome, poi son divenute montagne rigogliose, poi la case degli ultimi gorilla e della defunta Dian Fossey ed ultimo il luogo ove vivono alcuni amici congolesi. Dico, che ti spinge ad andartene là? Né l'amore né la fame, ma la vita, ed in parte l'antropologia. Non è solo esotismo è molto di più. E'isolamento, ed al tempo stesso capire.

A Kundu i bambini non han mai visto un uomo bianco, tra un anno lo vedranno. Siamo pari, nemmeno io ho mai visto una terra nera, nemmeno io ho mai visto più facce nere che musi bianchi, e sarò il solo. Ieri mattina ho preparato i prenotamenti, contatti, telefonate che partono da qui, passano per il Burundi ed il Rwanda ed arrivano ai Viruna, o meglio, vicino, chè il primo telefono è a 200 km.

Sì, a Kundu i bambini non han mai visto l'uomo bianco, siam pari, a questo punto io dico di non conoscerlo....


Da: Uto Biermann (utobiermann@hotmail.com)
Inviato: venerdì 12 agosto 2005 16.27
A:
aggiornamenti@grooveradiofm.net
Oggetto: Muçao ed il forte di fronte...

Una terra liscia come la pelle su cui si sono accanite le unghie d'un animale gigantesco. Così appare il confine tra Spagna e Portogallo al nord, sia nella costa che nell'entroterra. Un continuo susseguirsi di baie, scogliere e spiagge, colline e montagne e tratti di pianura quando non si e' sulla costa, proprio dal lato "agricolo" passiamo la frontiera, un fiume il confine naturale su cui s'affacciano le fortezze di Muçao dal lato portoghese e Muros, dal lato spagnolo. Non v'era passaggio e, prima dell'avvento della E.U. la frontiera la si doveva scollettare dalla parte del mare, ora v'e' un ponte, anonimo, semplice, ma che scavalcando il fiume senza stop o pass riesce in quello che per secoli non era riuscito agli asburgo di spagna, ne all'asse fascista Franco - Salazar.
 
Il paesaggio e' dominato da case ad un piano e, come dice Marcos, ai portoghesi non piace vivere vicini, in effetti mentre la galizia e' costellata da vuoti e paesi, qui, passata la frontiera e' un susseguirsi di abitazioni inframezzata di qualche centinaio di metri.
 
La "comida" si effettua in un ristorante pieno di panciuti portioghesi e di spagnoli, che passano il confine a mangiare, comperare ed il resto delle cose ad un prezzo infinitamente meno caro rispetto alla spagna, il bello  e' che a me pare la spagna, infinitamente meno cara dell'italia se pur non ai livelli del vecchio est.
 
I bambini, rumorosi e colorati, neri e bianchi e simil gitani, per le strade, come se il sangue maturo d'epoca coloniale abbia lasciato il profumo dell'incontro bestiale in un moderno convivere senza parole incerte come integrazione (che poi nelle intenzioni e' assimilazione). bianchi e neri e meticci son li', per Muçaso, ma e' lo stesso in Oporto o Sintra... E allora l'aria fresca dell'oceano man mano che m'avvicino alla costa rinfresca, e mi da piacere.
Credo che non avrei rimorsi se venissi a passare il resto dei miei giorni in posti come questo;
massi', Muçao ma potrei dire Zuromino e Biescadze, e' la lieve aria sentimentale di quiete e di pacata lontananza da un centro che se etnocentricamente autoproclamatosi tale non chiede il riconoscimento di questo status ma lo impone, con tutti i mezzi a disposizione per farlo.
E allora come mi sembra vano resistere e seminare nel deserto, allora mi sembra sempre piu' come una voce che mi dice che e' in questo genere di periferie che trovo cio' che a suo tempo trovai, e che perdetti.
 
non v'e' nulla di esotico nelle mie parole, nei miei pensieri. La gente, i volti, i comportamenti, le abitudini, hanno livelli di similitudine elevati con i nostri rispetto ad altre terre. La lingua e' tutto, musica, allegria, curiosita', fuorche' un problema data anche qui la somiglianza dei termini.
 
mi sveglio alla mattina con le onde, e le trombe  delle lussuose navi da crociera che entrano nelle insenature, dei pescherecci sgangherati che portano il pesce sui balconi del mercato fronte al porto, e la sera sto' bene quando torno con la pancia che sa di vino e costeggio i giganteschi blocchi della banchina del porto, e le navi sostano pigramente, e le puttane ti invitano a seguirle su' per gli angusti vicoli della citta' vecchia di Vigo, e l'odore del pesce non nausea ma e' un tuttuno vecchio millenni che addoba il sole finche verso le dieci e mezzo non tramonta.......
Tutto con estrema quiete aspettando un altro giorno...

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Da: Uto Biermann (utobiermann@hotmail.com)
Inviato: lunedì 28 febbraio 2005 09:58
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aggiornamenti@grooveradiofm.net
Oggetto: Radio Kaos

Alzando gli occhi al cielo, vana preghiera. Si diceva che agli adolescenti bastasse avere trent'anni per sperare nella fine delle tipiche depressioni.
Vicino a questa benedetta trentina non cambia molto, sempre, come al solito, scoprendo il mondo io perdo, ci perdo.
Perdo il fantastico mondo che mi pertineva, perdo quel favoloso mondo ove era possibile scoprire cose inaudite, come dire, ricordi quando bimbi giocavamo con il tempo? Ricordi che infiniti mondi si poteva esplorare ed inventare armati solo delle due ruote di bicicletta?

La fase dei padri, inizio molle d'una richiesta alla Krupp: essere forti, essere forti, essere forti..

E' proprio vero che muoiono i preti rinsecchiti e vecchi e muoiono i pastori senza mandrie:

Le ombre ormai tacciono, fuori guerra e tempesta, naufraghi, argonauti depredati di velli e spezie.
Lei mi osserva, quasi a non immaginarsi l'inferno che passa dietro il mio respiro, Lei qui a curarmi come valente infermiera all'oscura delle nefandezze della stagione purpurea, Lei che calma vede ed ama quello che è scontato negli occhi altrui ed io spaventato e perso alla meta che ascolto lo scricchiolare lento di quella che è la mia storia, il mio amore, il mio ricordo esasperato dai mille fallimenti.
Era vero anche quando si cantava che chi c'era c'era, e che il passato testimoniava chi ormai era assente, ed assente un vano amore per chi non v'è, e veramente la risposta più giusta è di tutto ciò che van le cose così, con o senza magia van così, come devono andare.

Le ombre han le gambe lunghe, corrono veloci a mò di nubi in un cielo primaverile: luce, tanta luce, vento, acqua che viene e che va, esplosione di colori-odori ed anche i camposanti sembrano riavere la vita che la terra grassa s'è portata via.
Energie costrette nei corpi e nelle forme, liberate nelle notti dai respiri veloci. Liberate nei cuori che corrono e tamburano, liberate nella fertilità di quelle menti capaci di vincere forma e sostanza.

Non potrei mai in un momento del genere affrontare l'arroganza e la malvagità della foresta d'acciaio e cemento che avanza. Nè tantomeno rappresenterei un baluardo dei diritti, delle libertà, della felicità.
L'aspetto d'un uomo, la psiche d'un sociopatico, le terminologia d'un acculturato, la rabbia di un invasato e l'amore d'un disperato, i tormenti, le glorie, le voglie di vendetta dell'insoddisfatto, le lacrime del sensibile, i ricordi d'un uomo vivo nei confronti di quello morto.
questo mi basta, e mi avanza.

Mi alzo con la fronte che tocca il cielo. Ricordo ancora quel detto indiano, ricordo le parole del Vivekanda e con sforzo mirabile cerco di metterle in pratica:
- Esiste solo un peccato al mondo: essere deboli. Sii forte, non aggiungere debolezza alla debolezza, pazzia alla pazzia, sofferenza alla sofferenza, sii forte..-

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Da: Uto Biermann (utobiermann@hotmail.com)
Inviato: martedì 15 febbraio 2005 9.42
A:
aggiornamenti@grooveradiofm.net
Oggetto: mah, oddio sì un caffé correttile grazie!

Come tutti gli spavaldi ciucciacazzi ora che la terra gira verso di me cammino a circa sei metri e ottanta d'altezza. Firmo beninteso autografi e le ragazzine svengono se mi stacco un pelo dal pube e lo getto a loro, io, il misericordioso Juan Luis Biermann de Ostenda. Eh già perchè è una faticaccia tener su il proprio aggeggio quando sei incredibilmente bravo, fantastico e divinamente umile.
stavo camminando da questa altezza (sei metri e ottanta per i duri) quando il caro vecchio Ercole mi chiamò con il nostro antico canto di battaglia, un canto che studi antropologici avevano evidenziato di origine sud americana, zona Cuzco, antico impero Inca e prima ancora Chimù. Si dice che questo canto di guerra incutesse terrore nei nemici, pace e gioia negli alleati e fascinazione nelle donne.
Comunque Ercole tirò un rutto incredibile parlandoci anche e dicendo porcoiddio.
Subito la folla presa da grande preoccupazione si agitò, alcuni fuggirono come a Puket in preda a terrore e delirio, altri, i saggi, si inginocchiarono ed iniziarono un canto tibetano di ringraziamento ed ascesa al non dolore, altri ancora, la casta dei guerrieri, iniziarono a ruttare ed a battersi i pugni nel petto, erano i miei ragazzi, e mi adoravano.
- Calma ragazzi, dissi per disinnescare un poco la loro eccitazione.
Il più promettente, un bestione quadrato di due metri per due metri Luigino Poggiolini, si commosse e mi venne a baciare la mano. Grazie, Grazie, diceva imbarazzandomi un poco, così dopo aver cacciato due ruttoni fummo ancora in piedi, alla guida della nostra grande armata.
Fu verso la zona del bar centrale che si consumò la fine epica di quest'invincibile armata. Giunti colà vicino, due culi sodi e semimoventi gettarono nel panico i miei uomini: i più caddero subito in preda ad erezioni mostruose. I più forti e coraggiosi andar in contro ad un destino ancor più crudele. Difatti si vennero addosso e se ne stavan distesi a rantolare emettendo degli ahahaha...eheheehe...ahahah... come creatura morente, e le gambe tremavano ed i vecchi correvan giù per le scale dicendo : qualcuno chiami un autoambulanza, anzi no quanti sò 'sti cojoni? Chiamatine dieci, venti, trenta... E le vecchie piangevano e scoreggiavano poichè dall'emozione non eran più in grado di trattenersi.
Sconfitto, ma non nella persona, entrai al bar per farmi forza e coraggio...
- Ehi Jon, dissi,
e lui - Ma che cazzo dici, mi chiamo Mario,
- E-ehm, Ehi Mario fammi un caffé correttile
E lui stava per prendere la bottiglia di grappa quando un altro grido di battaglia irruppe nel bar....

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Da: Uto Biermann (utobiermann@hotmail.com)
Inviato: mercoledì 9 febbraio 2005 12.21
A: aggiornamenti@grooveradiofm.net
Oggetto: radio kaos

L'attenzione e la padronanza son progetti di iddio, il diòboia che alla mattina, incurante degli olezzi e dei morti, fa si che tu indossi sempre o con una certa regolarità, il tuo berretto alla diobòia.
Generalmente ama anche accendere le radio, accende le morti dimenticate ed accende anche delle piccole incongrue fiammelle nei petti altresì chiamate amori. Accende anche i ricordi ed i rimorsi, accende i falchi notturni che celebrano L'Ade e tutto il resto, accende, appunto il porcoddi quotidiano, surreale manifesto ma impalpabile.
A nord, Venezia si tinge di irriconoscibilità ed evasione, lunghi di lòunga seta i vestiti a mo di impero bizantino, di principato d'acri e tutto il resto nel dramma dimentico odierno del carneval veneziano. Ancora più ad occidente culi sfavillanti e sodi nascondono le erezioni dei bianchi e dei cani randagi, nel sangue di copa Cabana, nel ritmo incessante e ridondante come un vecchio sogno delle ballerine-prostitute il Brasile si tinge di ante letteram del veneziano, il controllo si perde, la posatezza è vaga parola, non più salotti lussuosi, non più amplessi trasgressivo-segreti ma orgia di piazza, folla di carne e di serraglio, odore di sodore, sole o non sole..

Ed ad Oriente i dragoni festeggiano il capodanno cinese, lontano.. lontano...

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Da:
Uto Biermann (utobiermann@hotmail.com)

Inviato: lunedì 7 febbraio 2005 12.35
A: aggiornamenti@grooveradiofm.net
Oggetto: Arkangelsk

Le nuvole corrono veloci. Di contro lento al principio, affrettato poi, il sole segue silente verso ovest.
Per chi sa, vicino alla lentezza v'è il contorcersi del soppesato, del ragionato poiché chi va forte non va incontro alla morte, piuttosto è la morte. La morte che non conosce pause, rallentamenti ma è figlia della retta.

Pochi eoni fa.
Barrio Borneo.
Sole caldo, quasi primaverile, la mia anima distrattta a galleggiare in un punto imprecisato dell'autunno. Attorno s'ode il ritmo assordante e monotono di bonghi e "giambè" , non meglio imprecisate figure femminili che sculettano e si contorcono vicino a neri sì come code mozzate di lucertole fra le grinfie del gatto. Odore di sudore, alto il sole, di notte piena la luna.
Per strada, giù, nel barrio Raval o Pakistano scarseggia la fortuna, le puttane in calle S.Ramon fan la ronda a clienti più stanchi delle puttane stesse, tutto sembra in procinto di rimanere tale. Non morire, non rinascere, solo semplicemente continuare ad essere.
Allungando i passi fino al Barrio Gracias, risalendo lo spettro di parc Gruell ascoltando il rumore dei passi dei fidanzati e degli amanti. Passi che s'arrestano ogni venti metri per la voglia e la febbre del baciarsi, dell'abbracciarsi, come un antica droga orientale.
Alcune migliaia di chilometri più ad est, vecchi decrepiti san pesare orzo ed avena lungo il vecchio percorso del Danubio. A Varna la flotta di pescherecci arruginisce stanca nei porti, senza padroni, senza signori a veglia.
Veglia la chiesa gotica sul Baltico nella vecchia Danzig ora Gdansk,finchè l'ultimo ricordo non sarà affondato e con lui tutto il resto, vegliano le spiagge bianche spazzate dal vento freddo dal nord, dall'oriente,dal mare. Vegliano i vecchi del biescade rinchiusi nelle dacie al confine con le grandi steppe orientali, se ne stan richiusi ad ascoltare il burian che ruggisce ed intanto aggiungono pazienti legna alla stufa.
Il soviet morto, la vecchia Banat ed il voivoda fuggiti via, a spasso nelle pagine ingiallite, fra i meandri nostalgici e dimenticati di Magnitororsk, là dove ti par non poter fuggire e parole come occidente e civiltà sono solo scoregge lasciate uscire al vento. Prima della periferia, prima della terra immemore di altroquando vi sono alti i bastioni di Golconda. Si dice che un vecchio demone stia a presidio del gran Mogol, pronto a divorarne cuore e viscere. Si dice anche che sia segno di sventura per gli amanti strisciare in quelle terre battute dall'arsura poiché i piccoli spiriti dell'aria ruberan l'anima alla bella lasciandola priva di luce negli occhi, lasciandole un sorriso falso a coprirne il vero.
Ad oriente, ancor più ad oriente, si perdono i canti delle vestali dagli occhi a rubino, si perdono nel vento, nel cielo, scorrono via come acqua alla pietra, a modellarla, a renderla calda nelle forme e lunare nel colore, i loro occhi miran la giada negli altri e ruban quello che il cuore d'uomo non trova pace, quel canto ammaliato stanco di antiche menzogne, di rumorose terre immemori, selvaggia parata di acre odore.

Distrussi tre regni e fondai manciate di nuove città prima di accorgermi che mi ero perso.....

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Da:
Uto Biermann (utobiermann@hotmail.com)

Inviato: venerdì 7 gennaio 2005    9.16
A: aggiornamenti@grooveradiofm.net
Oggetto: aggiornamento

Cosa si prova quando il passo è sicuro? Cos'è quella pace che fa sì che un luogo sia "vivibile" sine esotismo schiacciante ed emozionalmente deviante? Ah e poi ci sono i ricordi, ah e come si muore ricordando ciò che non si ha più... ma questa è malinconia, ma senza amarezza, no, malinconia in pectore, e pace. Un pozzo oleoso di pace...

La banchina S.Pujol era uguale, come se una stagione fosse sinonimo di qualcosa per noi, e non per la struttura. Più avanti, sotto la colonna di Cristobal Colon, la fiumana di turisti, accatoni, borseggiatori. Fanno su e giù per le Rablas, nemmeno loro sanno perchè, e dicono che son molto balle queste Ramblas e non ce motivo per un'affermaziuone del genere poiché le ramblas di bello hanno che son autostrade pedonali, traversate da puttane, accattoni, turisti famelici, borseggiatori e spacciatori. I mossos de esquadras fanno su e giù anche loro, manganelli alla mano e fatuo sguardo cazzoso. a metà delle suddette circa otto nove voliere con tacchini, polli, uccellini rari ed esotici, pavoni, conigli nani, e mi dico che se avessi un minimo di pietà li comprerei, e li strangolerei.
A metà Rambla volto a destra, e mi infilo nel barrio Gotico come un fantasma entra ed esce dalle stanze di un castello scozzese.
Istintivamente, come se nemmeno il pensiero remoto, ecco calle LLeona, ecco dove abbiamo abitato per più di un mese, sì, all'improvviso tutto ancora più familiare, ancopra più sottocutaneo e nell'iride, stampato, marchiato, la pupilla che si dilata..
Ed è con sconcerto che ho visto più di mezzo vicolo buttato giù. Anche questa volta i passi, fanno da conteggio. Quaranta passi per trenta. Immaginati un vicolo stretto come una vergine, ha una sua luce, una sua ombra, ha una sua corrente d'aria, ha un suo odore, ha un suo eco ed un suo rumore. Ecco, devastandolo per metà quest'alchimia non è compromessa, è perduta, perdida.
Anche le pietre si muovono, ed un abitato che par fisso ed immutabile, cambia pelle come un vecchio serpe.
Ed io ho un pò più di malinconia addosso che mi borbotta, come lo stomaco, e che fa fischiare le mie orecchie. Per las callitas sempre il solito paesaggio, quella mistura di turisti in cerca di droga, di prostituzione minorile, di saltimbanchi giovani di tutt'europa, di visi graziosi che portano fardelli vecchi, di volti armoniosi troppo presto abbruttiti da droghe, da vizi.
CristodiIddio, se qualcuno un anno fa mi avesse preannunciato tutto questo lo avrei preso per scemo, e lo avrei anche pestato, forse. (Invece ora le mani, pur strette e serrate in pugni non hanno la forza, o non ne hanno più.
Solo un anno fa ero alto circa un metro e mezzo di più, avevo mani forti, mi sentivo praticamente come il leone di giuda, guardavo davanti a me e quello che pareva un sogno fatto giorno dopo giorno sembrava invero non contemplare il risveglio.
E' bastato uno sguardo e son saltati attorno come piccoli, ridicoli, vampiri disgraziati. La bocca smascellante, la pelle piena di pustolie, stressata, le braccia con i tessuti divorati, la voce rauca come un asino che raglia, Una catina? Un euro? serve qualcosa? Ho sorriso e mi son avviato verso Liceu a prendere la metro, dopotutto non posso dire che fossi carico di borse, me le avevano rubate in nave...

Scendere a Fontana e percorrere a grandi passi Gracias, mi restituisce una gran gioia. fra una callita ed un'altra si scorge parc Gruell, e qualche bizzarra forma di Gaudì. Sorseggio un cortado a Plaça virreina e rispolvero il castigliano che devo dire il vero, m'aspettavo più arrugginito ed invece va come l'olio sempre, sempre, senza dimenticare che questa è Catalunya, e benchè io non parli il catalano dire benvengut invece di bienvenido e adeu al posto di adios risulta più gradevole, a loro, ai catalani.
vistosi movimenti, futuli ed interessanti, gradevoli e patetici, signiicanti e risalassanti.
Di Marta nemmeno l'ombra, né un odore, né una parola, né una sedia fuori posto.
Di me il nome, scritto a caratteri cubitali in giro, sparsi qua e là, parole su parole, le mie mani in tasca, gli occhi bassi e che puntano qualche culo passeggero ma son scherzi questi, chi c'è c'è chi non c'è non c'è, niente idoli e marionette, niente megafoni, niente quando e perchè.
Ancora un cortado, chiedo al barista, sì ancora, voglio rimanermene seduto qui ancora a rimuginare
su ciò che è stato con questa aria pulita e calma, familiare e riposata come un overture d'amore di fine settecento, e mki viene da ridere, e piangerei anche da quanto tutto questo mi pare così delicato, così grazioso chje guardo uwaga ed avrei anche la tentazione di buttarlo, bruciarlo, di regalarlo alla memoria, dimenticarmi il feticismo delle parole, rimanere seziente come una pietra, flessibile come un albero, cantare con il vento, essere silenzioso e potente come una nuvola.
Sui giornali si parla di tsunami che è molto meglio di maremoto per coloro che utilizzano questo vocabolo. difatti significa "onda del porto" quindi viene da chiedersi quanto amore abbiano, queste teste di cazzo di giornalisti, per l'esotico, tutto, giaps di merda o yenkee, purché non nella nostra lingua.
Sono così annoiato dai giornali che non m'importa un fico secco di quanti morti, quanti, 100.000? mezzo milione?
Ehi!, ehi scusa, dove è quel cazzo di bar? Vale donde esta esto bar de puta madre?
Un mese e ci gratteremo come prima, ci gratteremo come se avessimo la tigna, ci gratteremo dalla noia, ci gratteremo come la pelle in coma... Che venga giù una scoreggia gigantesca dal cielo e faccia il resto, per l'amor di iddio!

Viandanti e perdenti, i più adatti ai mutamenti. ( da Ferretti).
Sì che ora, mi muovo senza soluzione di continuità, e nemmeno che questo mi molesti, tutt'altro.
Camminado per calle d'Asturies in effetti mi chiedo, se per caso, qualcosa non abbia smesso di funzionare, o forse, forse non abbia preso a funzionare.
Rido con facilità, mi muovo come un serpe e la mia salute fisica e psichica va che è una meraviglia.
Come se l'altro nome fosse stato lavato via dai monsoni, seccato dal sole estivo e spazzato via dal vento autunnale, il residuo distrutto dalla pioggia invernale.
Sotto cieli spenti s'alzano le mie ciglia socchiuse. A volte penso alle cosce delle belle donne, a come me le berrei ma i volti diventano un festival della meoria ed più facile, molto più facile sorseggiare sangria cercando di dimenticare, dimenticare volontà focose e speranze, prendere un pugno di roccia e stringere, stringere finchè non divenga diamante.
E così mi dirigo verso passeig de gracias che ho i lacrimoni agli occhi, ma dalle risate, rido come una bestia mentre penso a quanta follia vi sia dentro tutto questo affresco che.... che ha un profumo così vicino, sembra dietro l'angolo non è vero. Ed invece è passato un anno ed io, io so contare i passi perduti... - forza e onore! cantavano i legionari romani, sana indigenza, saggezza impazzita,
danze sicure si muovono di fronte ai miei occhi ed accelero il passo, non intenzione di perderle......

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Uto Biermann (utobiermann@hotmail.com)

Inviato: mercoledì 29 dicembre 2004 22.19
A: aggiornamenti@grooveradiofm.net
Oggetto: aggiornamento: (in) viaggio

barcellona, barrio gotico.

Tornare è, in vero, un piacere.
Il viaggio per arrivare fin qui e' stato, nemmeno a dirlo od a farlo apposta, movimentato.
La nave, salpata con mare forza 6, si e' trovata poco dopo a mare forza otto alché, gentilmente, il comandante ci ha comunicato la nuova rotta: golfo del leona anziché bocche di bonifacio.
Vale a dire circumnavigazione del complesso corsica- sardegna, costa a costa italiana, francese poi, iberico-catalano infine.
Un giorno di navigazione, ad onda lunga, con gente stesa ed in malessere ovunque.
Come se non fosse bastato, intorno alle sette delle mattina, ho constato il furto della mia valigia.
Vino, libri, e vestiti, tutti.

Per fortuna, delle tre preziose e pregiate e costose bottiglie di vino, una avevo avuto il tempismo di bermela giusto per trascorrere il tempo leggendo senza alcuno affanno del tempo.
Un rosso di montefalco, eccezionale, con sole uve di provenienza del produttore.

E comunque, a meta giornata, le borse rubate risultano tre. Non male, almeno non sono il solo.
A cosa cazzo ti serve? Mi dico a niente, e poi, con una risatina beffarda, mal comune mezzo gaudio.

Questo alle 14 del giorno dopo.

Alle 18.30 siamo pronti per lo sbarco. Due valigie vengono ritrovate, la mia, cazzo, non risulta tra queste. Così se ne va a puttane il detto, e quella risatina idiota di qualche ora prima.
E lì davanti, senza reale e concreta forma eccetto per la diagonal, Barcellona....

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Da:
Uto Biermann (utobiermann@hotmail.com)

Inviato: giovedì 2 dicembre 2004 1.20
A: aggiornamenti@grooveradiofm.net
Oggetto: aggiornamento

Le mani, ed il corpo, ed il vuoto che implora.
La smania ed il buonsenso intrecciati in sinapsi interrotte, ed il gioco che par cambiare, ed è un istante, ed è tutto da principio.

Vi sarebbero un paio di cose da aggiungere, quasi tre,sulla sorte, e su tutto quello che m'ha fatto tornare su il parlare di keruoac, come un vecchio passato che raffiora.

Sdegnavo la futilità correndo alla sua voce, e sdegnavo anche i piccoli e retorici momenti in cui la persuasione pare aver smarrito la via maestra.

Però v'era anche l'affare tibitabo in tutto questo.
Al bancone, imballato e costretto mentre quella ballava come un'ossessa, fissato a rimirare le bottiglie lucenti, e lo specchio a ridosso dei barman, e la mia immagine.
I capelli in ricrescita e la sua soddisfazione, la mia osservazione sulla polvere che s'alza con il vento,
e lei lì, ora con cinque ceffi di Serbi scanna maiali che le ballano intorno...
Si confonde il respiro fra bocche così vicine e gli occhi hanno più di quella che par intesa...
Al giorno ed alla sera, per spasso, per serietà me ne stavo seduto ai bar di qualsiasi piazzetta mi fosse capitata a portata di mano.
Non versando in una condizione neo-alcoolica sorseggiavo cortado, unaspecie di mini cappuccino (cortado significa tagliato, tra l'altro) e leggevo. Avrei letto anche all'inferno se me lo avessero chiesto. Alla sera, quando il sole sembra sia divorato dai Pirenei di lontano e dalle Asturie, per chi sa, quando la Rambla raggiunge il pieno e borseggiatori come Pujol si dan da fare io mì incammino in direzione del mercado ove come formiche saettano catalani, pakistani, indi e pashtum, come un rigorgito della brodaglia mal digerita di dio.
Compravo scegliendo frutta e verdura, all'occorrenza trattando. avrei potuto essere H.J. Biermann od il solito G. Marrati, che diavolo di differenza faceva?
Tempo prima, molto tempo prima mi chiamava Jafko. Lo adoravo, o forse, forse mi piaceva soltanto come lei lo pronunciava, nulla di più.
- Y cuanto dinero queres por el pescado, esto, el filet de perca?
- Seguro,tres euro con cinco, ricordo che abbia blaterato.
Di solito aggiungevo che Lei preferiva pesce bianco, quello rosa-rosso le ricordava troppo la carne.
e sia...
E tornavo a casa, e cucinavo, ed alle volte aspettavo scrivendo che lei tornasse dall'università..


Una sera non tornai, rimasi come lo scemo del paese su, al tibitabo, a quella buffa e poco amata struttura che sorge sui monti che dominano Barcelona.
Lei faceva di tutto perchè la mollassi, ed io di tutto, perchè lei tornasse.
buffo no, due direzioni chiaramente divergenti.
Ed io non c'ero più, e nemmeno lei.
Ed allora che vale l'omicidio gratuito di Sibiu? Vale la corona senza fiori del re d'ordacchia, vale la gran colonna d'alabastro attorno cui nidificano centinaia di corvi, sulle sue pareti son scritte blasfemie e parole sporche ed audaci, ed impronunciabili.

Poco piu' d'un mese dopo la morte appollaiva le ali sul davanzale della finestra. Era silente, e sinuosa come serpe alla terra si mosse, con potenza tenuta a freno.
Mi guardò, poi disse con la sua voce stridula e tendente al frocio - il pacco!
La guardai per un istante.. - mi prendi per il culo? sussurrai.
Lei tacque.

si disturbarono a chiamarmi a casa per l'arrivo. Di buona lena m'alzai, mi tolsi il sonno dagli occhi e me ne andai a ritirare il pacco, doveva anche essere piuttosto ingombrante per quel che conteneva.
- Però, proprio un bel viaggetto, disse l'impiegato delle poste porgendomelo.
-Grazie, grugnii.
Aprii il pacco, tutto sommato il mio cadavere era stato imballato bene, solo qualche piccolo ematoma all'altezza della cassa toracica per il resto un lavoro pulito.
Sul pollice destro un cartellino con suscritto - suicidio gratis a norma di legge n.466\ 5 bis.Lacerazione da immuno-sentimental-deficienza all'altezza del ventricolo sinistra, zona del miocardio. Interessante, pensai. Oggigiorno la gente vuol sapere tutto,magari non ci capisce lo stesso una mazza ma sissignore dve saperlo, non gli basta più sapere i fatti. Il conto era stato pagao dal'ufficio turistico polacco, per la propaganda, c'era scritto anche.
Non dovevo pagare nulla, quello era l'importante.

".. il tempo di guarire quello che fa ammalare.."

Alzai un bicchiere per brindare, cristodiiddio se ero sicuro che c'era qualcosa per cui brindare, ma non ricordavo cosa. Mi misi a pensarci su' , intervallando qua e la i pensieri da rutti e sbuffi.
Brindavo a ciò che avrei dovuto dimenticare... ma cosa dovevo dimenticare?
Bevvi e spaccai il bicchiere per terra. In terra di israele è buon auspicio.
.
Forse era proprio vero, ero morto, e neppure lo sapevo, che idiota, pensai, nemmeno in punto di morte. Ah no, questa volta mi sentno lassu'; e così sbraitocome una bestia impazzita, di colpo intravidi il postino, rinvenni dal torpore. Che cazzo ci facevo lì impacchettato come una mummia? E lui, che cazzo ci faceva un postino in casa mia?
Vedendomi iniziò a dirmi - su' su', coraggio, non mi ceda proprio ora che ci siamo..
- mavvaffanculo dissi, piuttosto convinto credo perchè egli si scansò come se avesse visto un morto che parla.
Mi levai le bende e tanto che c'ero dissi al postino di levarsi dai coglioni, dopotutto era pur sempre casa mia.
Fece un pò di storie ed alla fine alzò i tacchi, nulla da ridire sul servizio dissi, lui finse di comprendermi e non ne fece una parola. alzò le spalle, stracciò le ricevute, aveva un'aria chiaramente delusa ma che potevo farci?

Mezz'ora bussarono a casa mia gli sbirri. Volevano che li seguissi. al commissariato il brigadiere mi chiese se conoscevo le regole del gioco.
Raccontai i miei trascorsi in marina e lui parve sollevato, - allora non mi far perdere altro tempo figliolo, disse con aria un poco sollevata.
alzai le mani dietro la testa intrecciando le dita.
- blaammm!
Avevo colpito ai reni il bastardo. Niente ematomi e niente fratture, un bel colpo non c'è che dire.
Continuò per una mezz'ora, poi le braccia gli si\fecero pesanti. Il dolore stranamente era assente. Avrei potuto incassare colpi per altre due ore senza batter ciglio.
Andai a casa camminando come uno storpio che finge sul tram, ma in questo caso nessuna moneta, ne un passaggio.
mi stesi sul letto, la sentii di là, in cucina che preparava come al solite the.
Era un vantaggio essere morto, niente dolore, e poi, poi bastava immaginarsi le cose per credere che fossero reali, potevi immaginarti tutto, anche quello che non c'era più.
Erano le undici, giusto il tempo di prepararmi un the come ai vecchia tempi ed andarmene a dormire...


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Da:
Uto Biermann (utobiermann@hotmail.com)
Inviato: domenica 31 ottobre 2004 14.36
A:
aggiornamenti@grooveradiofm.net
Oggetto: sorella sconfitta ovvero stralòv

Le strade son di fango ed il cigolio estenuante delle catene dei pozzi per l'acqua non fa altro che aumentare la malinconia sotto questo cielo plumbeo, cielo di transilvania.
Fu un piacere arrivare qui e vedere gli stessi posti dove un Fabrizio ed un Marco, una Erika e Silvana calpestarono le terre, traversarono luoghi di relazione ed innescarono processi ormai noti in tutte le dierezioni...
Anch'io ero giunto con i pori aperti, aperti per ghermire, caèpire, sentire, avvertire, come in un rito magico ove il silenzio d'un nome si mescola al sogno di una notte bagnata che avverte dell'imminenza di un filo che dev'essere steso.....
occhi che possono rubare la voce, vite che possono donare un emozione persa nel labirinto neuronico del sottostrato neuronico..
Massì, mi dicevo, massì, in fondo Lei era così insiostente che io la raggiungessi là.
Accettai, sulle prime non convinto.

ed allora ora, solo ora, mi dico che forse il senso c'è, c'è come c'era prima che arrivassi. Forse perchè tutto da lì era partito, forse perchè a volte gli amori son come gli uomini, e muoiono così, solo perchè non hanno più voglia di vivere...

ed allora camminai la notte ed il giorno, l'aspettai come in sogno ed in un sogno pensavo d'essere, rallegrato di potermi svegliare.... E non mi svegliai dal sogno di un giorno costruito attimo dopo attimo perchè... di sogno non si trattava....

E allora arriverò in settimana, il tempo, per così dire, di consumare l'assassinio ed arriverò...
e allora suonando il campanello di VenturiiraciBrilli spero che qualcuno mi apra...


Ed allora che sia sorella sconfitta o uno stralòv?
O entrambe?
E' come se fossi stato uno di quei funghi-spore che una volta che li si schiacciano liberano milioni e milioni di particelle e così è stato, così è stato per il mio piccolo fagiolo nero che ho al posto del cuore....
Giunsi da tremila km, ed una volta arrivato Lei mi abbracciò ma come dire, d'un abbraccio morto, morente, moribondo e poi, poi quasi cantando, come la bimba che è, che.... che.
E la lingua s'attorciglia, e le budella si sconcuassano... Buffo no? Ti fai come l'idiota romantico che sei tremila km per raggiungerla ed una volta che la raggiungi Lei ti lascia, non è buffo?
no, credo di no, credo che sia triste invece...

ed allora me ne torno a casa, ovunque sia casa, avendo perso il suo amore....

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Da:
Uto Biermann (utobiermann@hotmail.com)
Inviato: venerdì 8 ottobre 2004 12.52
A:
aggiornamenti@grooveradiofm.net
Oggetto: letterattura acido-disorientante.

Inchiodo anatre vive al muro.
Tengo caldo il cuore nella strada nera.

Giù, molto giù, da Encino risalendo al nord. Dalle steppe anatoliche in dalle piane spazzate dal vento dal nord, dall'oriente.
Il cielo è grigio, pesantemente grigio, senza senso, senza nemmeno uno straccio di direzione, eccetto quella che imprimo alla mia auto.
Punto a nord-est, senza grandi tratte.
Me ne sto andando in una piccola casa immersa nel verde dove una donna, quasi due settimane or sono, ha dato alla luce una femminuccia. Il padre è lì con lei, naturalmente.
Sulle prime verrebbe da dire che è molto bravo, e che l'aiuta molto. Poi ti chiedi il senso, il non senso in questa frase.
Comunque, sempre avendo bene in testa la tratta di Encino.
Fletto la strada.
E brucio qualche libro masticando idealmente tabacco, alzo il dito medio mentre passo innanzi a delle prostitute, ma ho lo stesso atteggiamento quando incontro operai, forze dell'ordine, scolaresche.

così spero di sognare nella polvere annotando tutto nel mio libro nero, nel mio piccolo dispensatore di autoosservazione partecipata ed anche un po' assassina.
E sono i pro ed i contro di ogni autostoppista dotato di veicolo.
Stai andando? chiedo.
Sta diventando pazza, mi risponde.
Insomma, di fronte ai Mc donalds ho i succhi gastrici che ribollono, giusto giusto l'altro giorno ho vomitato un mc bacon sulla scrivania della segretaria del capo.
Non è che l'abbia presa molto bene, ma per l'odore sopratutto, anche per l'autocontrollo, ma l'odore, l'odore proprio non l'ha mandato giù, così ha detto.
Dicevo che spero di sognare, ma Encino ancora non si vede, e se spero dio agganciare qualche puttana mandandola prima a fare in culo sbaglio grosso; è più facile prendere una coltellata davanti a S.Pietro che una fica dotata di ironia sessuale, dice il Costantini.
non posso dargli torto è solo, è solo che di fiche c'è ne è un mondo, ed i biologi che perdono tempo con insetti ed animali in via di estinzione...
Voglio dire, vi sono fiche silenziose, fiche permalose, fiche chic, fiche pret-a-porter, fiche con l'uncino, fiche maliziose, fiche misionarie, fiche pazienti, fiche con la pelliccia, fiche con i denti, fiche del nord e delle altre direzioni, fiche guerriere e fiche pacifiste, fiche che manifestano, fiche che lavorano e fiche altruiste, fiche gratuite e fiche con uno stipendio, fiche disoccupate e fiche d'oltreoceano e fiche del vecchio continente, fiche con gli occhi a mandorla e con gli occhi sporgenti, fiche false e fiche sincere, fiche audaci e fiche timide, fiche da rappresentanza e fiche da battaglia, fiche internazionali e fiche provinciali, fiche con i gamberetti e fiche in salsa agrodolce, fiche madreteresa di calcutta e fiche naziste, fiche alternative e fiche conservatrici, fiche maoiste e fiche che seguono la linea Deng xiapoing, fiche archeologiche e fiche primitive.
Insomma, ve ne sono mille milioni di altri tipi, e quei deficienti laureati si chiedono perchè i delfini trombino a pancia in su invece che di lato.
Ed Encino è ancora lontana.
Un tempo l'aspettavo, in casa, masticando il solito tabacco e scaccolandomi le dita dei piedi.
Un tempo mi ricordavo ciò che facevo ed inoltre ero anche padrone dei miei gesti, o almeno ne avevo l'illusione.
Poi mi recapitarono la carcassa del mio cadavere.
Gratis.

non vi fu modo di protestare, dissero che al massimo potevo avere uno sconto su ogni capo (nel senso di testa) di circa il 15% dando via il culo. Rifiutai ma chiesi se, portando con l'inganno qualche amico all'oscuro dell'operazione, avrei avuto lo stesso diritto allo sconto.
Annuirono, peccato non avessi amici. Io infatti, avevo dei vizi, e non amici.
comunque non era ancora finita, la strada per Encino intendo, lavori in corso, deviazione, diceva il cartello......

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