Hector Vasai
La strategia del verme

Paolo Marelli l'ho conosciuto all'università.
E' lui che m'ha fornito gran parte dei testi d'esame che se ne stanno tuttora dimenticati (da me e da lui) sugli scaffali della mia libreria. Il fatto è che non mi è mai andata a genio l'idea di sganciare svariati deca per mattoni di statistica che non mi avrebbero fruttato più di un 24 senza lode. Ragione sufficiente, signori, per stanare il suo numero di telefono dal mio Moleskine e ad una ventina di giorni dal mio esame fare man bassa di manuali e dispense del prof.

Paolo Marelli si laurea domani, ma questo pare già scritto.
A certa gente, signori, quelle cose gliele leggi in faccia, quasi marchiate a fuoco da un DNA migliore. Chi di voi, signori, non ha mai incontrato un Paolo Marelli nella vita?
Uno che magari non si chiama proprio così, ma che a ben guardare ha quella stessa faccia da ragazzotto della porta affianco, di quello che riesce a fumarsi solo due sigarette al giorno dopo i pasti, a cui non puzza mai l'alito, che riesce sempre a dire la cosa giusta al momento giusto.
Paolomarelli non ha un fisico da invidiare, ma comunque piace alle ragazze, fa parte il Marelli di quella categoria di persone che, se pure escono di casa spettinate, dettano moda all'istante. Che se pure sudano, sudano bene, non sotto le ascelle, ma in modi più maschi e virili, stile Terence Hill nei western di Leone.
Paolomarelli ha sempre gli agganci giusti. Un amico segretario che gli evita file colossali in facoltà. Un cugino generoso in fatto di cd ed inviti a cene galanti.
 Paolomarelli non ha mai avuto problemi di affitto: vive in un appartamento di 200 metri quadri davanti la facoltà. Il portiere del suo palazzo c'ha trent'anni, spaccia fumo per arrotondare ed ha sempre una panetta di nero olandese da regalargli in cambio del suo silenzio con l'amministratore. Paga quanto me, che vivo in periferia e mi devo svegliare la mattina alle sette per farmi un'ora sull'autobus spappolato contro le porte a soffietto. Quando arrivo in aula, chiaramente non trovo posto, ma posso ben immaginare che lui, sveglio da soli cinque minuti, è in prima fila, circondato da uno stuolo di gran fighe che gli hanno tenuto il posto.
Paolomarelli è il cocco di ogni professore. Gli bastano due o tre interventi neanche troppo intelligenti all'inizio di ogni semestre per accattivarsi la stima e il culo di qualche assistente tettona.
Paolomarelli fa l'esame la mattina. Prende trenta e lode.
Il pomeriggio prende a pecora l'assistente della mattina.
La sera se ne va a cena con uno zio amministratore delegato di passaggio in città. Entrano in confidenza con la padrona del ristorante, trentottenne gran maiala.
Quella sera paga lo zio.
Il giorno dopo ci torna da solo ed offre la signora.
Resta fino alla chiusura. L'accompagna a casa e se la tromba.
A volte io mi faccio le pippe pensando alle avventure di Paolomarelli. Più che all'università, posso dire di averlo conosciuto ad una sua festa.
Una delle tante che organizza nel suo appartamento da 200 metri quadri. Alcool, fumo, tanta figa e il solito gran finale farcito di rivelazioni neanche troppo scioccanti. C'era sempre il solito deficiente che proponeva il gioco dei bigliettini. Niente di più idiota: bastava scrivere qualcosa su dei foglietti anonimi e stare più che sicuri che qualcuno trasalisse alle solite frasette da pre-adolescenti, tipo - ad ottavio puzzano i piedi - o - Marina mi arazzi -
Quasi ogni sabato per i corridoi di facoltà tocca sorbirsi il solito basso-vociare entusiasta delle matricole e dei quasi-laureati circa l'inestimabile festa del Paolomarelli.
Io ho sempre due modi di arrivare alle sue feste.
O troppo presto, ragion per cui quando effettivamente arriva il bello io sono già ubriaco. Non mi resta che vomitare sulla moquette tra lo schifo generale e togliere il disturbo.
Oppure troppo tardi, per via della solita trafila di autobus che devo prendere. Arrivo che le belle cose sono già successe e le belle ragazze l'hanno già data. L'alcool è finito e il fumo pure. Mi faccio un cannone di rosmarino e tabacco. Mi sento male, vomito sulla moquette e tolgo il disturbo.
Ma Paolomarelli è buono. Continua ad invitarmi. E continua a presentarmi le stesse ragazze da più di due mesi. Queste mi stringono la mano1 io faccio presente che già ci conosciamo. Una stringe gli occhi con una faccia da punto interrogativo, mentre l'amica le tira una gomitata dicendo - Ma sì, non ricordi, è quello che ogni volta vomita e se ne va! -

Paolomarelli a quel punto mette un cd giusto, la più tettona delle fighette gli salta al collo, esaltando i suoi gusti musicali e strusciandogli l'imene contro il pacco stretto nei jeans. Ad ogni sua festa Paolomarelli riesce a concludere una serie impressionante di contatti. Non se ne tromba nessuna lì sul momento, no. La sua tecnica è sopraffina e perfetta.
A me interessa creare un contatto mi ha detto una sera. Parlo un po' con loro, rido, scherzo... L'importante è non fare il mollicone... Non avere alcuna fretta di concludere... Non annoiarle... dieci minuti possono bastare, poi torni fra i tuoi amici. Il giorno dopo la chiami per chiederle se è sua l'agendina che hai ritrovato per casa, facendo pulizie. Lei ti dice di no, cambiate discorso e parlando parlando, prima o poi un appuntamento a due esce sempre"
"E funziona?" gli ho chiesto
Regolare!

Poi però, una sera Paolomarelli ci ha provato con me.
Forse l'unica sera in cui mi sono trattenuto del vomitargli sulla moquette rimanendo fino alla fine della festa. Me ne stavo comunque stordito dall'hascisc in un angolino della stanza. la testa leggera ed il corpo pesante, incapace di qualsiasi movimento ragionato. Paolomarelli mi s'è messo vicino, chiedendomi se avessi bisogno di qualcosa. Forse non gli ho risposto niente perché già dormivo. Quando ho riaperto gli occhi, avevo i pantaloni calati fino alle ginocchia, e dalla sua testa poggiata sulle mie gambe usciva una lingua rossa che mi leccava il prepuzio.
Sono rimasto un bel po' a guardarlo. Nella mia testa più che lo stupore per il fatto in sé, c'era una sola inesorabile esclamazione
- Paolomarelli !!!!?? -
Ciò che mi procurava piacere non era il fatto che qualcuno mi stesse spompinando, ma l'idea che quel qualcuno fosse nientepopodimenoché Paolomarelli. Quella scena - di lui che mi spompina - era la prova evidente che anche lui aveva qualche meschinità sopita, qualche neo che anni di catechismo e savoir-faire non avevano rimosso.
Paolomarelli, gransverginatore delle meglio-fighe di facoltà e dintorni, gettava la spugna rivelando giorni o mesi di pensieri proibiti.
"Ecco perché mi invitavi sempre alle tue feste!" mi pare di avergli detto quella notte.
Sono rimasto a guardarlo, non perché mi procurasse piacere la sua lingua, ma perché godevo all'idea che, da quel giorno in poi, solo io potevo avere tra le mani la sua reputazione.
Non ebbi alcuna erezione. Dopo un po' lo scansai. Gli vomitai sulla moquette e per la prima volta fui io ad andarmene schifato.

Per settimane ci siamo evitati a vicenda. A distanza di qualche giorno da quella sera uno dei suoi contatti è andato profondamente a fondo. Si è messo con la più figa di facoltà. Una certa Anita di Bustoarsizio. L'idea che potesse passare con così estrema facilità da una mezza pompa al sottoscritto ad una sana scopata a pecora con l'Anita mi aveva decisamente irritato. Pensai che fosse ora che al buon Paolomarelli la ruota cominciasse a girare storto. E mi sentivo l'unico al mondo che potesse regolare quella ruota. Eppure mi sembrava totalmente gratuito rovinarlo rivelando quello che aveva fatto quella sera. Rischiavo per di più di non essere creduto, e che l'intero fattaccio mi si rivolgesse contro, perché uno come Paolomarelli ha fortuna pure nella sventura. Magari poteva prevenirmi e spargere la voce che il frocio fossi io, cosicché ci sarebbe stata solo la mia parola contro la sua, e non mi era difficile immaginare quale delle due potesse avere più credito. Dovevo trovare una soluzione alternativa, qualcosa di fine e ragionato, qualcosa all'altezza di Paolomarelli, signori.
Fu lui stesso ad offrirmi il fianco, quando mi invitò alla sua ennesima festa, più che sicuro, direi, che per tenermi buono fosse meglio continuare a far finta di niente, onde evitare eventuali grilli per la testa del sottoscritto.
Per telefono non ha fatto nessun accenno a quanto successo quella sera, forse sperando che io fossi più ubriaco di lui, al punto da non ricordare bene quella lingua rossa che mi massaggiava l'uccello.
Per tutta la festa sono andato avanti ad acqua e cocacola, sono rimasto appositamente sobrio, ho deciso che la parte migliore di me doveva presenziare. Il solito deficiente a metà serata ha proposto il gioco dei bigliettini. Paolomarelli si è premurato di raccoglierli in un cesto e subito dopo a turno abbiamo iniziato a pescare dal cilindro e a leggere avari di rivelazioni.
A parte le solite puttanate da pseudo-adolescenti, il biglietto che destò più scalpore fu quello letto da uno sfigato ciccione con la erre moscia.
"Anita, mi manca il tuo neo sul buco del culo"
Lo stupore non andò oltre la semplice constatazione che qualcuno si era lasciato prendere troppo la mano da un gergo e da un repertorio da caserma. Adesso so che dopo la festa, Paolo diede in escandescenze, fomentato dall'alcool e dall'azzeccatissima rivelazione sul neo della morosa.

"Chiunque l'abbia scritto... E' uno a cui hai dato il culo !" deve aver urlato il Paolomarelli nei confronti della ragazza.
"Porca puttana, sei stato il primo con cui l'ho fatto. Ero vergine, chi cazzo credi che mi abbia visto il culo prima di te !

Continuarono a litigare per giorni.
Mi premurai di inviare una lettera anonima al portiere dello stabile di Paolomarelli. C'era scritto pressappoco che qualcuno stava per spifferare tutto circa i suoi traffici fumosi e che quel qualcuno era un tale Paolomarelli. Conveniva sbarazzarsi della roba, magari facendola passare come un generosissimo regalo. La sera stessa il mio telefono squillò. Dall'altro capo Marelli mi invitava a degustare da lui un po' di skaf elargitogli gratuitamente dal portiere. Declinai l'invito. Mezz'ora dopo alla porta di casa Marelli suonavano due nerboruti uomini della Digos, precedentemente allertati da una telefonata anonima.

Stasera andrò a dormire presto. Domani devo svegliarmi presto, perché si laurea il buon vecchio Marelli. Subito dopo l'accompagnerò all'udienza, per quel mezzo chilo di hascisc che gli hanno trovato in casa. Paolomarelli non ci sta più con la testa, cercherà di mettere in mezzo il portiere, ma non ha nessuna prova contro di lui.
Non ha nessuna preoccupazione, il portiere.
Me lo ha sussurrato poco fa, davanti una birra, in un pub di San Lorenzo
Sono stato io a contattarlo. In fondo la lettera anonima era mia.
"Convinci Marelli a non dire cazzate contro di me" mi ha detto "Non ha prove. Possono perquisirmi tutta casa e non trovare niente. In fondo lui è incensurato... E poi, può sempre dimostrare che quel mezzo chilo andava diviso fra tutti i partecipanti alla festa... Si farà qualche mesetto effettivo, il resto gli va in prescrizione... e comunque, al diavolo! Gli ho abbonato tante di quelle fumate gratis!"
Gli ho chiesto se lo facesse in cambio del culo del buon Marelli. Si è messo a ridere e mi ha strizzato l'occhio.

Non c'era quasi nessuno alla laurea di Paolomarelli. Tutte le decine di amici e fighette delle sue feste si sono dileguati. Meglio non farsi troppo vedere, signori. Con Anita era già finita da qualche settimana.
Ma questo Marelli già lo sapeva. Mi aveva chiamato la sera prima dicendomi - Scusa, tu sei l'unico vero amico che ho -

A distanza di qualche giorno Anita ha ricevuto un piccolo pacchetto postale contenente la sua agendina piena di numeri telefonici, carte e cartacce, tra cui una ricevuta di una clinica privata sull'Appia.
Niente di preoccupante, signori, un banale intervento di asportazione per un neo piantato tra le chiappe.

 

hectorvasai@virgilio.it

 

Un suo racconto già pubblicato: Cosimo No in Voci dalla rete, Longanesi, Milano, 2002
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