Uto Biermann
Accadde domani....
Sinfonia di vita provocata in Nietzche molle

Cielo rosso ocra, strascichi di lande ghiacciate e perdute si sfasciano contro un celeste morte che piano piano divaga nel blù notte..... Autunno, tempo di migrazione... Migra il caldo, migrano bestie e vestiti, atteggiamenti e situazioni, muta il sorriso sugoso della bella stagione in una maschera di cera metereopatica. Vi sono orologi naturali che ticchettano ovunque, le maree che stimolano accoppiamenti, stagioni che governano migrazioni.....
Prima.
Quando La conubbi era autunno, come adesso, ed io galleggiavo in un mare di mercurio. Gli alberi che piano s' incendiano di colore fino a spogliarsi, il lucido delle strade bagnate dalla pioggia sotto i semafori lampeggianti, la bruna che scende già alle cinque del pomeriggio, i corpi vestiti e nascosti... tutto ticchettava un tempo in cui si spargeva il profumo della fine: Un orologio continuo- naturale sembrava battermi nelle orecchie durante l' intero tempo astrale giornaliero; era autunno, e come ora me ne stevo entrando a lezione quando La vidi....
Non avrei potuto non vederLa, non ebbi bisogno di indizi, d' altronde gli eventi non si preannunciano, accadono solamente. Se solo avessi saputo che ci saremmo conosciuti avrei esitato forse..... Cominciò così, tutto per caso; le notti di corpi infiammati e di confessioni indicibili, di pianti isterici e di carezze sparse per i neuroni... è strano come un volto, un corpo, una voce, possa essere soltanto il mezzo ultimo per accedere a ciò di cui si fa parte.... Cominciò tutto con una mia domanda stupida su quale lezione vi fosse in tale aula.. Una scusa come un' altra, solo, semplicemente, una scusa del cazzo..........
Ora.
Entro in aula lento, con Withmann, De Luca e diosacosadentro che mi friggono in testa. Proiettano " Metropolis" per conto di soc. della comunicazione e la città utopica è invasa dalle acque e gli operai saltellano qua e là per la città ora ipnotizzati e sorridenti, ora famelici e con gli occhi inniettati di vendetta. E' una delle scene madri, e quella che preannuncia poi la fine del film ed il messaggio stesso del tutto. Attorno qualcuno dorme, fuma, ozia oppure è impegnato in battute di scherno per mascherare l' ignoranza. Altri giocano al " piccolo critico" e via dicendo, un ricco, formidabile, comprensorio di stronzi. Le loro voci sono mescolate, sussurri e demenze si miscelano fino a formare il ronzio d' una mosca o di un aspirapolvere se preferite.... Ricordi ed emergenze, cancrene e metastasi affetive si prendono gioco dei miei sentimenti anche qui, fronte ad un semplice capolavoro, fuori piove, l'estate è passata com'è passato da sempre Natale ed il porcoddìo quotidiano e le vacanze di scuola e le prime escursioni di bicletta e tutti i ricordi stramaledetti che mettono un ruggito mentre cadono e mentre tutto questo personale inferno metafisico prende vita una mano calda mi tocca la schiena....Continuare ad essere, senza neppure accorgersene, anche dal profondo del caos....... perdersi nei pensieri finché un semplice contatto ti riporta con i piedi per terra, un semplice contatto, come la mano che mi tocca la schiena timidamente..
Mi volto istintivamente.
- Scusami, puoi dirmi che lezione è questa?
Autunno, terra di migrazioni.........


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